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LED 2026 – Servono davvero 1000W per 1 m²? Nuovi standard, marketing e numeri reali

  • Manolo MJF
  • 14-feb-2026
  • 3 minuti letti
  • 2,401 Visualizzazioni

Cinque o sei anni fa molti coltivatori passavano dalle HPS da 600W ai primi LED seri da 480–600W e già sembrava un salto enorme. Oggi il mercato è cambiato. I produttori spingono modelli da 800W, 1000W, perfino 1200W “per 1 m²”. Le schede tecniche mostrano numeri impressionanti: 3,0 µmol/J, 2800 µmol/s di PPF, commercial grade, maximum yield technology.

E la domanda arriva inevitabile:

Nel 2026, senza 1000W per metro quadrato, si può ancora fare un raccolto di alto livello?

Mettiamo da parte il marketing e analizziamo cosa conta davvero in un growroom.


Da dove nasce il mito dei “1000W per m²”?

Non è un numero casuale. È il risultato di diversi fattori:

  1. I LED sono diventati molto più efficienti (2,7–3,2 µmol/J nei modelli top).
  2. I coltivatori hanno iniziato a misurare il PPFD invece di guardare solo i watt.
  3. L’uso del CO₂ si è diffuso.
  4. Il marketing ha puntato sul concetto “più potenza = più resa”.

Una HPS da 600W su 1 m² forniva circa 900–1100 µmol/m²/s al centro e molto meno ai bordi. Un LED moderno da 1000W può distribuire 1200–1500 µmol/m²/s in modo più uniforme.

Sulla carta sembra un upgrade evidente. Ma la pianta ha limiti biologici.


Quanta luce può realmente utilizzare la pianta?

Qui entrano in gioco due concetti chiave: PPFD e DLI.

Il PPFD (Photosynthetic Photon Flux Density) indica quanti micromoli di fotoni raggiungono un metro quadrato ogni secondo.
Il DLI (Daily Light Integral) rappresenta la quantità totale di luce ricevuta in 24 ore.

Per una coltivazione indoor senza CO₂ aggiuntivo:

  • 700–900 µmol/m²/s → ottimo intervallo
  • 900–1000 µmol/m²/s → limite superiore efficiente
  • oltre 1000 µmol/m²/s → rendimenti decrescenti

Con CO₂ (1200–1500 ppm):

  • 1000–1200 µmol/m²/s → ottimale
  • 1200–1400 µmol/m²/s → utile con clima perfetto
  • 1500+ → zona estrema, richiede controllo totale

Il punto fondamentale: senza CO₂ e senza un VPD ben calibrato, 1000W su 1 m² non producono un aumento proporzionale della resa rispetto ai consumi.


Più luce significa più raccolto?

Sì, ma solo fino a un certo punto.

La risposta della pianta alla luce non è lineare. All’inizio, più luce porta a un forte incremento di biomassa. Poi i guadagni si riducono. Infine si raggiunge un limite perché:

  • il CO₂ diventa il fattore limitante,
  • la temperatura fogliare è troppo alta,
  • il sistema radicale non riesce a trasportare abbastanza nutrienti,
  • gli enzimi della fotosintesi sono già al massimo.

Da quel momento in poi, aumentare i watt genera più stress che resa.


Scenari pratici – 1 m² a confronto

600W LED

Un LED di qualità da 600W (2,7–3,0 µmol/J) fornisce 800–1000 µmol/m²/s stabili.
Senza CO₂ è più che sufficiente.

Con un setup ben gestito si possono ottenere 500–700 g di prodotto secco per 1 m², in base alla genetica e all’esperienza.

Per la maggior parte dei coltivatori è il punto di equilibrio ideale.


800W LED

Si entra nel range di 1000–1200 µmol/m²/s.
Senza CO₂ è già al limite.
Con CO₂ e controllo climatico preciso può avere senso.

La resa può aumentare del 5–15 %, ma il consumo energetico cresce di circa il 30 % rispetto ai 600W.

Qui la domanda è economica.


1000W LED

Parliamo di 1200–1500 µmol/m²/s.
Senza CO₂ è spesso eccessivo.
Con CO₂, climatizzazione, VPD perfetto e nutrizione stabile si può spingere al massimo.

Ma si entra in un livello semi-professionale.
Gli errori diventano costosi: bruciature, foxtailing, stress luminoso.


Overlighting – il problema poco discusso

Troppa luce può:

  • aumentare la traspirazione fino allo stress,
  • causare carenze apparenti (blocco dell’assorbimento),
  • accelerare la degradazione dei terpeni,
  • ridurre la qualità della resina se la temperatura delle cime è troppo elevata.

Alcuni coltivatori notano addirittura un aroma migliore a 850–950 µmol/m²/s rispetto a 1300.

Più luce non significa automaticamente migliore qualità.


Il fattore decisivo: il clima, non i watt

Puoi avere un LED da 1000W.

Se però:

  • il VPD è instabile,
  • la ventilazione è insufficiente,
  • la temperatura fogliare supera i 30°C,
  • la zona radicale è troppo fredda,

un sistema da 600W ben calibrato darà risultati migliori di un 1000W mal gestito.

La luce è il motore. Ma senza raffreddamento e nutrizione adeguati, il motore si surriscalda.


Efficienza energetica – facciamo i conti

Calcolo indicativo:

1000W × 12 ore × 30 giorni = 360 kWh al mese in fioritura.
Con un costo di 0,30 EUR/kWh, sono 108 EUR al mese solo per la lampada.

600W nelle stesse condizioni = circa 65 EUR.

Differenza: 43 EUR mensili.

L’aumento di resa copre questa differenza? È matematica, non marketing.


Cosa ha senso nel 2026?

Per la maggior parte dei coltivatori indoor senza CO₂:

600–800W di LED efficiente per 1 m² sono più che sufficienti.
Punta a 850–1000 µmol/m²/s distribuiti uniformemente.

1000W ha senso se:

  • utilizzi CO₂,
  • controlli perfettamente il clima,
  • gestisci bene la fertirrigazione,
  • ragioni in termini di ritorno economico.

Il marketing vende watt.
L’esperienza vende stabilità.

Se il budget è limitato, meglio investire in un LED da 600–700W ad alta efficienza piuttosto che in un 1000W economico con promesse aggressive.

Nel coltivare indoor non conta quanta luce puoi sparare sulla pianta.
Conta quanta luce la pianta può realmente sfruttare.

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Manolo MJF

Hey, I’m Manolo from MJF – your go-to grow buddy 🌿. I blog about everything cannabis cultivation: from sprouting your first seed to harvesting top-shelf buds. Whether you're growing in a closet or a custom-built growroom, I’m here to share tips, tricks, and tried-and-true methods to keep your plants (and you) thriving. Light it up with knowledge and let’s grow together! 💡🌱 #GrowWithManolo

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